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Da Schwab all’Ucraina e Trump: come i media mainstream governano un mondo al capolinea

Il clima soffocante del pensiero unico

Sempre più spesso mi stupisce vedere editorialisti, dirigenti di istituti geopolitici, scrittori, cronisti e conduttori tv esprimere certezze granitiche su chi sia il buono e chi il cattivo nello scenario di guerra che sta travolgendo il mondo. È quasi impossibile dialogare: basta proporre un pensiero alternativo per essere etichettati come complottisti, reazionari, fascisti, no-vax, antisemiti, putiniani. Qualsiasi stigma è utile per zittire chi tenta di esercitare un minimo di senso critico.

Le ipotesi che nessuno vuole considerare

Proviamo a immaginare.
Poniamo che il Deep State esista davvero.
Poniamo che BlackRock muova un volume finanziario paragonabile al PIL del terzo Paese più ricco della Terra.
Poniamo che una parte del suo potere arrivi dall’industria delle armi e che influenzi governi, crisi, migrazioni.
Poniamo che qualcuno voglia ridurre la popolazione mondiale, in linea con il famoso “non avrai nulla e sarai felice” di Klaus Schwab.

Le tesi dichiarate da Schwab e Harari

Queste non sono ipotesi: sono dichiarazioni pubbliche del fondatore del World Economic Forum e del suo intellettuale di riferimento, Yuval Noah Harari. Schwab si è vantato di aver posizionato uomini fedeli nei governi e nelle grandi multinazionali: Trudeau, Rutte, Fink, Macron e molti altri, tutti sostenitori di un globalismo sempre più aggressivo e di una Nato in postura belligerante.

Le prime crepe nella narrazione dominante

Il Deep State, però, sta pagando la fretta.

La crisi del dogma climatico

Nel dibattito sul riscaldamento globale, 1900 scienziati indipendenti hanno dimostrato che la componente antropica è minima. Il risultato? Le politiche green appaiono sempre più inefficaci e costose. L’auto elettrica, un tempo cavallo di battaglia dell’industria, sta crollando proprio per ammissione dei produttori.

La stanchezza verso l’ideologia woke

La spinta alla fluidità di genere ha iniziato a irritare il pubblico: Budweiser ha perso 27 miliardi dopo la campagna con una modella transgender, la Disney registra flop consecutivi per l’eccessiva impronta woke.

Il boomerang delle sanzioni alla Russia

Le sanzioni non hanno piegato la Russia: il suo PIL cresce, mentre insieme alla Cina sta ampliando il fronte dei BRICS. Questo scenario prefigura la possibile fine del dominio globale del dollaro.

Chi guida davvero l’Occidente

Chi osserva senza pregiudizi vede che ai vertici dei Paesi occidentali non ci sono più statisti, ma intelligence: MI6, Mossad, CIA. Sul piano militare sanno benissimo che la guerra in Ucraina è persa. E per evitare un’umiliazione della Nato, si ipotizza che abbiano imboccato strade ancora più pericolose.

Il caso Crocus e la narrazione usa-e-getta

L’attentato al Crocus di Mosca è stato attribuito mediaticamente all’ISIS. Ma la dinamica, gli errori degli esecutori e le informazioni di intelligence raccontano altro. In molti ritengono che i veri mandanti siano legati a Ucraina, Usa e Regno Unito. Perfino la Turchia e un ex ambasciatore indiano lo hanno dichiarato apertamente.

Le spaccature interne al Deep State

Come nella CIA, anche nel Deep State stanno emergendo divisioni. Una fazione è convinta che Trump vincerà le prossime elezioni e non vuole trovarsi contro il possibile nuovo presidente.

La guerra al sistema Windsor

Da qui il rinnovato interesse mediatico verso la monarchia britannica: scandali sessuali, Epstein, coinvolgimenti imbarazzanti, soffiate pilotate. Non è gossip: è geopolitica.

La variabile musulmana nelle elezioni USA

Molti analisti sottovalutano un elemento decisivo: la popolazione musulmana negli Stati Uniti. È più ampia di quanto si pensi, anche per ragioni storiche legate alla tratta degli schiavi. Parte di questo mondo, insieme ai giovani e ai pacifisti, si sta spostando verso Trump, scontento delle scelte di Biden su Gaza e Ucraina.

Eppure i media continuano a raccontare che “Trump è solo leggermente avanti nei sondaggi”.

Il doppio standard sull’informazione di guerra

Mentre i missili russi colpiscono obiettivi militari con poche vittime civili, ogni bombardamento israeliano provoca decine di morti innocenti. Ma questa sproporzione non trova spazio nelle prime serate televisive occidentali.

Il mondo sull’orlo e i media che giocano a Risiko

Siamo davvero a un passo da una guerra mondiale, alimentata da chi cerca la scintilla giusta per farla scoppiare. I media mainstream, però, trattano la situazione come se fosse un gioco da tavolo.

Come avrebbe detto Flaiano: la situazione è disperata, ma non seria.