Lombardia Film Commission: come ho guidato il rilancio
Un percorso iniziato nel 2010
Quando ho assunto l’incarico di guidare la Lombardia Film Commission, prima come presidente e poi come direttore generale, la situazione era tutt’altro che semplice.
Oggi, guardando a quei cinque anni di lavoro, posso dire che è stato uno dei percorsi più sfidanti e al tempo stesso più produttivi della mia carriera.
Dal 2010 al 2014 abbiamo assistito oltre 600 produzioni, generato quasi 40 milioni di indotto, aperto le porte a Bollywood, alle grandi produzioni cinesi e rilanciato un’immagine che era stata profondamente compromessa.
Numeri che parlano da soli
Il solo 2014 ha segnato 210 produzioni assistite, contro le 185 dell’anno precedente.
L’indotto sul territorio ha raggiunto gli 11 milioni di euro, con una gestione annuale della Fondazione inferiore ai 700.000 euro.
Un rapporto costi/benefici di 1 a 15, tra i più alti d’Italia secondo il professor Giuseppe Richeri dell’Università di Lugano.
Se consideriamo il 2010 come anno di ripartenza, i risultati sono stati semplicemente eccezionali.
Un punto di partenza molto difficile
Quando arrivai, il malcontento era generale.
La stampa specializzata aveva titolato “Le 5 giornate di Milano girate a Torino per disperazione”: un segnale chiaro del clima che si respirava.
Per anni le produzioni avevano trovato:
- totale assenza di assistenza
- burocrazia lentissima
- nessun cineporto
- zero aiuti finanziari
Una figura storica come Lionello Cerri aveva persino creato un’Agenzia per il Cinema con volontari, pur di sopperire alle mancanze della Film Commission.
È in quel contesto che ricevetti la chiamata dal presidente Roberto Formigoni e dal sindaco Letizia Moratti.
Accettai una sfida che sembrava impossibile
Prima di dire sì chiesi un mese per analizzare la situazione in Italia e all’estero.
Avevo chiaro che sarebbe stata una battaglia in salita, ma decisi comunque di accettare.
Per i primi sei mesi lavorai gratis, studiando ogni dettaglio e preparando il piano di rilancio.
Nel frattempo emersero anche paradossi burocratici, come l’obbligo – imposto dalla legge Tremonti – di restituire parte dei compensi ricevuti dai consiglieri delle fondazioni pubbliche.
Alla fine assunsi l’incarico di direttore generale, con il dottor Garlandini come presidente: un professionista preparato con cui mi trovai subito in perfetta sintonia.
Come ho ribaltato la situazione
La strategia fu articolata, ma posso sintetizzare i punti chiave.
1. Ricostruire il rapporto con la comunità audiovisiva
Il mondo del cinema milanese era deluso e arrabbiato.
Organizzai un incontro all’Anteo che chiamai “Il grande orecchio dell’audiovisivo”: due ore in cui ascoltai critiche durissime, prendendo appunti senza replicare.
Fu il vero punto di svolta: capirono che ero lì per costruire, non per difendermi.
2. Riformare il personale
Trovai tre persone validissime che avevano solo bisogno di motivazione e aggiornamento.
Sostituii le figure non adeguate e ripartimmo.
3. Nuovo sito e nuovo database location
Era essenziale modernizzare gli strumenti digitali e rendere più semplice l’individuazione delle location.
4. Recuperare la fiducia dei produttori
Grazie alla mia esperienza in Rai andai uno a uno a incontrare i produttori più importanti, soprattutto quelli che preferivano Torino.
Li convinsi a dare una chance a Milano, mostrando come stavamo cambiando le cose.
5. Una rete provinciale di Film Commission
Cominciai a costruire una rete capillare nei territori, coinvolgendo volontari, amministratori e camere di commercio.
Nacquero così:
- Como Film Commission
- Bergamo Film Commission
- Lecco Film Commission
- Brescia
- Pavia
- Lodi
e altri centri minori.
Organizzammo anche seminari periodici di formazione per condividere best practices in tutta la regione.
6. Presenza nei festival giusti
Partecipammo ai festival più utili: Berlino, Ischia, FictionFest di Roma.
Saltammo Venezia, perché lì tutti pensano più al red carpet che al lavoro vero.
Un cineporto efficiente con risorse minime
Grazie a Luigi Zuccotti affittammo una struttura di 500 mq a Cologno Monzese: sala riunioni, sala proiezione, camerini trucco, magazzino scenografie, parcheggi.
Un cineporto piccolo ma estremamente efficiente: oltre duemila ore di utilizzo all’anno, anche di notte e nei festivi, da produzioni come:
- Aldo, Giovanni e Giacomo
- I Soliti Idioti
- Bollywood
- Shanghai e altre produzioni cinesi
La nostra forza non erano i finanziamenti, ma i risparmi: ottimizzavamo le produzioni riducendo tempi e costi con un’analisi meticolosa dei piani di produzione.
Una Production Guide finalmente completa
Col supporto tecnico di Labmedia creammo una Production Guide affidabile e certificata.
Emerse chiaramente che la Lombardia è la prima regione per fatturato audiovisivo: un patrimonio da proteggere e potenziare.
Permessi e burocrazia: la battaglia più dura
Il problema dei permessi era – e resta – enorme.
I modelli di Torino (sportello unico online) vennero studiati, ma l’implementazione fu lenta.
In compenso, a salvarci furono rapporti personali preziosi con dirigenti comunali e regionali che intervenivano nelle emergenze.
Li avevo soprannominati Santa Giulia e Santa Sabrina.
Il boom delle produzioni internazionali
Le troupe di Bollywood in due anni sono state più di 14.
Le produzioni cinesi continuano a tornare.
Sanno che qui trovano tutto: attrezzature, assistenza, professionalità, rapidità.
E così, mentre il cinema italiano viveva una crisi profonda, noi abbiamo portato in Lombardia milioni di euro di indotto straniero.
Competenze, passione, entusiasmo
Quello che abbiamo costruito è stato possibile grazie al lavoro quotidiano di persone preparate, capaci e appassionate.
Le Film Commission italiane sono una comunità competitiva ma unita: ci si confronta, si impara, si cresce insieme.
Noi abbiamo dimostrato che si può fare due volte una buona prima impressione.
Ora tocca alla politica scegliere chi continuerà questo percorso.